L’IRIDE: alla scoperta delle proprie priorità

Chi ha mai visto un albero tagliato? Che si viva in città o fuori, su un viale urbano in pulizia o in campagna, questa immagine è frequente.

Ecco, gli occhi sono come quella fetta. Essa unisce, con i suoi segni, le radici alle fronde, informando tutta la pianta di ciò che è avvenuto negli anni, da quando è nata, fino a quel punto. Sempre.

Cerchi concentrici che descrivono tanto gli accadimenti quanto quello che si è fatto per superarli. Senza tralasciare il benché minimo particolare, affinché sia di insegnamento e conservi intatta e forte la struttura.

Così nella nostra iride i segni del passato sono forti messaggi per non ricadere in trappole definite dai grandi fedeltà patologiche o sindrome degli antenati.

Ma mentre per la quercia, per la sequoia, per la betulla o per il pino questo è sempre stato prassi, per l’uomo è sforzo. Noi cerchiamo infatti di nascondere quanto successo. Lo giudichiamo e ne abbiamo vergogna. “Non doveva capitare”, sento spesso dire da chi viene a trovarmi.

La natura ci insegna, invece, che è sempre il male minore ad accadere, sempre la cosa a minor dispendio energetico a manifestarsi. È una regola imprescindibile in un sistema che cerca di raggiungere l’equilibrio.

Ed ora guardate nuovamente la fetta d’albero. Può essere che vi siano cinque, sei, dieci cerchi attraversati da una spina profonda. Gli altri no, sono intatti. A nostra insaputa, però, uno di quei cerchi vessati potrebbe essere proprio quello su cui ci troviamo a camminare in questo momento. E quando si cammina ed un ostacolo non è segnalato, che si fa? Beh, si cade!

L’iridologia non ci preserva da qualunque male, sia chiaro. Ma può segnalare ostacoli sepolti

Quelle trappole per conigli nascoste sotto le foglie. Quegli inciampi che si possono evitare sapendo dove sono disseminati.

Essa mostra segni che appartengono al passato proponendoli come un eterno presente perché il sistema non può  permettersi di dimenticare. E perché per il sistema il tempo è letto sempre come “adesso”. In continuum. Non linearmente.

Pensiamo cosa accadrebbe se ci scordassimo ogni volta che una teglia appena tolta dal forno ustiona! Invece, reduci dall’averla anche solo sfiorata per errore una volta, quella successiva andiamo ad afferrarla protetti …anche se magari ormai fredda.
Non stupiamoci che l’alfabeto iridologico ci proponga anche questo e ci costringa ad ascoltare storie indimenticabili.
“Tutto ciò che resta segreto ammala”. Parole di un mio grande maestro, Gérard Athias, medico francese.

Direttamente collegata al cervello dal chiasma ottico, l’iride riporta i segreti alla luce, così come Iris era la dea greca che sola poteva portare i messaggi dagli dèi all’uomo.
Il cervello, sistema binario per eccellenza, individuato chiaramente il pericolo, spegne finalmente l’allarme. Prima non avrebbe mai potuto farlo.

Semplice ma non semplicistico, lo specchio della nostra anima ci chiede di guardare al nostro albero con umiltà e rigore, con autenticità e rispetto. Consci del fatto che, anche se quelli venuti prima possono averne combinate di ogni sorta e colore, solo grazie a loro siamo qui. Ed è tutto perfetto così come è.

Dott.ssa Angela Astolfi
Farmacista, idirologa, naturopata
astolfi.angela@hotmail.it

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Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.

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